Addio Vittorio!
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La nostra casa editrice rifiuta di seguire le mode del revisionismo e del negazionismo nel campo della saggistica e della ricerca storica, ed anzi le combatte.


Nell'orizzonte più vasto della sua produzione letteraria respinge la filosofia dei nuovi manager dell'editoria, basata esclusivamente sulla legge del massimo profitto e sulla concezione del libro come merce effimera, alla stregua di un giornale, da consumarsi rapidamente nelle librerie-supermercati.


Rifiutiamo la logica perversa dettata dalle cosiddette «ricerche di mercato», secondo la quale dovremmo adeguare le nostre scelte editoriali al grado di intossicazione ideologica ed al livello di sub-cultura, attribuiti al fantomatico «lettore medio», livello di cui sono invece esclusivamente responsabili le grandi concentrazioni mediatico-finanziarie che hanno coscientemente perseguito, nel corso degli anni, l'obiettivo della sistematica disinformazione e dell'altrettanto sistematico indottrinamento reazionario dei propri lettori.


La Casa Editrice





Addio, Vittorio!




Vittorio Arrigoni



Vittorio Arrigoni

a Gaza




[...]

Ci sono molte persone al mondo che non riescono a capire, o dicono di non riuscire a capire, cosa c’è in gioco tra la Palestina e Israele. Lasciamo che vengano a Gaza. Ci sono alcuni che dicono che Israele è la forza del futuro. Lasciamo che vengano a Gaza. Ci sono altri che dicono, in Europa e altrove, noi siamo in grado di collaborare con gli israeliani. Lasciamo che vengano a Gaza. E c’è persino chi dice che è vero, Israele è cattivo, ma consente il progresso economico. Lasciamo che vengano a Gaza.

Sotto la patina di decrepitezza delle macerie, Gaza brilla come un’icona e nel contempo un’onta.

Per chi come il sottoscritto ha vissuto così intimamente il destino dei suoi abitanti, al punto di diventarne cittadino io stesso e conseguentemente prigioniero senza via di scampo, Gaza è il simbolo della persistente resistenza ad una titanica oppressione. La fionda del piccolo Davide appesa alla cintura di Ahmed contro un Golia che parla ebraico ma preferisce esprimersi con le DIME e il fosforo bianco regalato dal primo presidente nero americano.

Un simbolo di lotta per un’umanità che non vuole eclissarsi in silenzio e una vergogna per chi si è già rassegnato alla sua estinzione. Perché Gaza non è ancora una fitta fila di funeste lapidi affacciate sul Mediterraneo; a Gaza ci sono esseri umani con cuori come macigni e volti imperscrutabili rivolti verso un futuro ignoto.


Restiamo umani



Vittorio Arrigoni



tratto da "Gaza luglio 2009: siamo ancora l'epicentro della catastrofe"

in Palestina ed. Zambon




Vittorio Arrigoni

a Francoforte